mercoledì 19 febbraio 2014

Dolgov: il cosmonauta perduto che non fu un cosmonauta


Foto del colonnello Pyotr Dolgov con le sue decorazioni.Libri e siti internet dedicati alla leggenda dei cosmonauti perduti riportano spesso il nome di Pёtr Dolgov, che sarebbe morto in un fallito lancio orbitale della capsula Vostok durante il 1960. Un'altra vittima della fretta sovietica, poi cancellata dal poderoso apparato della censura. C'è qualcosa di vero in questa storia. 

Un Pёtr Dolgov è esistito veramente. Fu paracadutista durante la seconda guerra mondiale e raggiunse il grado di colonnello. Lavorò per il programma Vostok nel 1960 e morì a causa di un incidente. Ma quello che c'è di vero in questa storia non è ciò che si aspettano i fautori della teoria cospirativa.

Forse questa storia sarà meno suggestiva agli orecchi di chi vuole sentire raccontare di cosmonauti perduti nello spazio profondo o bruciati durante il rientro in atmosfera. Però è una storia vera: una storia di macchine e uomini di cui non ci si ricorda mai, oscura manovalanza del progresso tecnologico.



Eroe dell'Unione Sovietica


Secondo la precisa ricostruzione di Luca Boschini, che tratta il caso nel suo libro Il mistero dei cosmonauti perduti (per il resto si trovano pochi dettagli su wikipedia e sull'enciclopedia astronautica), tutto partì da un articolo del giornale sovietico Izvestia. Era il dicembre del 1962 e si parlava di persone che erano state insignite dell'onorificenza più alta che si dava in URSS, il titolo di Eroe dell'Unione Sovietica. Tra questi era un certo Pёtr Ivanovič Dolgov. Nel momento in cui riceveva la prestigiosa decorazione non poteva però andarla a ritirare: gli veniva assegnata perché aveva sacrificato la sua vita nella stratosfera.

Questa laconica dicitura attirò l'attenzione di un giornalista canadese, Arthur Karday, che scriveva per il Vancouver Sun. Il signor Karday pensò che quelle parole servissero a mascherare la morte di un cosmonauta. L'Unione Sovietica guidava ancora la corsa allo spazio e una notizia del genere in quel periodo era molto appetibile per la stampa occidentale: rapidamente si diffuse la leggenda di Dolgov, cosmonauta ucciso dal programma Vostok.



Chi era Pёtr Ivanovič Dolgov


Yuri Gagarin il giorno del lancio nello spazio.
Jurij Gagarin sale sulla capsula Vostok: 12 aprile 1961.
A differenza di tanti nomi presenti negli smisurati elenchi dei cosmonauti perduti, non solo Pёtr Dolgov è una persona realmente esistita, citata su un giornale e insignita del più alto riconoscimento della sua patria, ma fu anche coinvolto nel programma spaziale. Per la precisione lavorò nel programma Vostok, il programma dei voli con equipaggio. Il 12 di aprile del 1961 la capsula Vostok avrebbe portato in orbita il tenente Jurij Gagarin, conquistando all'Unione Sovietica il record del volo dell'uomo nello spazio.

Il compagno Dolgov aveva prestato servizio come paracadutista durante il secondo conflitto mondiale e dopo la guerra era entrato a far parte di quel gruppo di spericolati che collaudano le attrezzature aeronautiche. Volò su palloni stratosferici e fu tra i primi a provare un seggiolino eiettabile per aeroplani. Nel suo campo era un esperto e venne chiamato per i collaudi relativi al programma Vostok, che doveva portare gli uomini nello spazio.

A che serviva un paracadutista nel programma spaziale? Nel programma Vostok serviva, eccome, perché i cosmonauti sarebbero arrivati a terra appunto col paracadute. La scelta degli ingegneri dell'ufficio tecnico OKB-1, che progettarono la capsula Vostok, oggi può sembrare discutibile, ma rispondeva a una sua logica.

Le capsule Vostok dovevano atterrare in territorio sovietico, sul duro terreno. I sistemi di frenata per far atterrare la capsula con dentro il cosmonauta sarebbero stati complessi da disegnare ed eccessivamente pesanti: il peso è una variabile cruciale quando si parla di lanci spaziali, ogni chilogrammo può diventare un problema. Un bel seggiolino eiettabile invece permetteva di limitare il peso e far atterrare il cosmonauta con un sistema relativamente semplice e rodato. Non solo, il seggiolino eiettabile avrebbe funzionato anche come sistema di salvataggio per il cosmonauta in caso di problemi durante la partenza o la salita. In questo modo si poteva omettere un LES, launch escape system, cioè un ulteriore razzo montato in cima al vettore e capace di allontanare rapidamente la capsula e il pilota in caso di avaria. Insomma, il seggiolino eiettabile sulle Vostok risolveva tanti problemi in un colpo solo.

Ecco spiegata la partecipazione di Dolgov al programma spaziale: Dolgov fu tra i collaudatori del seggiolino eiettabile della capsula e della tuta pressurizzata SK-1.



L'incidente


Pёtr Dolgov testò con successo le attrezzature del programma Vostok e la sua partecipazione ai programmi spaziali sovietici finì lì. Riprese il suo lavoro di collaudatore di attrezzature aeronautiche per programmi meno spettacolari. Uno di questi collaudi gli sarà fatale.

Nel 1962 Dolgov venne chiamato per il programma Volga, dei lanci con paracadute da quote molto elevate: si saliva all'altezza desiderata con un pallone e da qui ci si lanciava per testare tute e paracadute progettati per i velivoli dell'aeronautica militare.

Il primo di novembre Dolgov e il suo collega Andreev salirono con il pallone Volga fino alla quota di 28.000 metri, nella stratosfera. Da lì si lanciarono nel vuoto, prima Andreev e poi Dolgov. Dolgov morì durante la discesa. Mentre si lanciava dal pallone aveva urtato uno dei portelli. L'urto aveva incrinato la visiera del casco e la tuta si era depressurizzata in brevissimo tempo, uccidendo il colonnello.

Ad aprire il paracadute fu un sistema automatico, di nuova concezione, che doveva salvare i piloti che si lanciavano con il seggiolino eiettabile e che per qualche motivo perdevano conoscenza. Dolgov aveva contribuito a progettarlo, collaudarlo gli costò la vita.

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